lunedì 25 gennaio 2010

Auguri al mio pensiero felice

Oggi mio figlio Edoardo compie 14 anni, l'età più bella e allo stesso tempo più coraggiosa della vita. E' in questo delicato periodo che l'uomo di domani si costruisce la propria personalità in modo concreto, sfidando il mondo che lo sfida, rispondendo all'amore che lo chiama, dialogando costantemente con le paure nuove che lo interrogano, godendo più intensamente dei primi successi ottenuti, affrontando con incertezza emotiva le prime delusioni che lo accompagnano.

Dedico a lui questa bellissima poesia di Kipling, insegnamento di vita e fonte di coraggio. Buon compleanno tesoro mio.
SE
Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;
Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!
Rudyard Kipling

sabato 23 gennaio 2010

Il senso della vita. A. Merini

"La vita non ha senso. Anzi è la vita che ci dà un senso, sempre che noi la lasciamo parlare perché prima dei poeti parla la vita. Dobbiamo ascoltarla la vita!"

video: la vita non ha senso

poesia di Borges




Se io potessi vivere un'altra volta la mia  vita prossima
cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

giovedì 21 gennaio 2010

L’esperienza ci fa progredire o ci limita?

Mi capita spesso di riflettere sulle mie esperienze di vita e di domandarmi se queste possono condizionare positivamente la mia crescita interiore e le mie relazioni con gli altri. Mi chiedo se le esperienze negative siano utili per diventare più saggio o al contrario contribuiscano a farmi temere e limitare quelle successive. Forse, come tutti, anche se continuo a desiderare la felicità, preferisco a questa la sicurezza, di cui la mia esperienza ha fornito difese. Mi sento spesso di aderire ad una maggiore prudenza per una serenità più duratura.
L’esperienza, se da una parte apre ad una visuale nuova, subito la richiude se questa ci delude. Dovrei evitare che quella negative diventino modello di riferimento per quelle future, evitare che la mia vita si imprigioni nel già vissuto.

martedì 19 gennaio 2010

Ateismo e senso della vita

"Io credo che la vita non abbia alcun senso. Il trucco nella vita di un’artista, di un intellettuale, cosa che io non sono, di un pensatore, consiste nel capire come poter tirare avanti, consapevoli di questa terribile realtà, quanto priva di senso è la vita, di quanto siamo schiacciati dall’enormità dell’universo, cercando di trovare un piacere, una gioia, una ragione per continuare a vivere. Questo è il gran conseguimento di una vita”

Woody Allen

Non sono del tutto d’accordo con il grande Woody Allen. I credenti pensano di noi proprio questo: la vita per gli atei non ha significato. Al contrario, spesso sono proprio i religiosi che affermano che la vita non abbia senso, illudendo i loro seguaci che possa essere riscattata e promettendo loro felicità eterna dopo la morte. Noi riteniamo questa paura del non-significato, insignificante. Ho la presunzione di credere che questo sia il senso dell’affermazione dataci da Woody Allen: considerare la vita un bene prezioso, ritenerla piena di contenuti reali e degna di essere vissuta fino in fondo.
Un altro luogo comune è inoltre ritenere che noi atei rifiutiamo l’esperienza spirituale. Provare amore, estasi, abbandono, meraviglia sono esperienze che apprezziamo e ricerchiamo di continuo. Il fatto che alcuni cristiani trasformano in meglio la propria vita leggendo la Bibbia e pregando Gesù non prova altro se non che la riflessione su discipline fondate sul rigore e sul rispetto di determinate regole comportamentali, può avere un gran beneficio sul pensiero umano.
L’ateismo non fornisce basi morali è un’altra accusa che le religioni fanno a chi non crede. Se una persona non capisce di per sé il rispetto per gli altri e le normali regole di convivenza civile, non lo capirà leggendo la Bibbia o il Corano. Questi testi, infatti, sono pieni di soprusi e violenze, sia terrene sia divine. Noi atei non fondiamo la nostra moralità dalla religione, decidiamo cosa è giusto ricorrendo a fondamenti morali radicati in noi stessi e rimodellati da millenni di pensieri e riflessioni sulle cause e le possibilità della felicità umana.
Tutti i più alti valori e gli atti più belli sono sempre stati frutto dell’Essere Umano.
La morale è la sensibilità interiore e l’insieme di regole sul comportamento nobile.
La Chiesa sostiene che la legge morale provenga da Dio. In realtà, è sempre stata umana, nient’altro che umana. E' nata proprio dentro di noi.
L’uomo, dall’alba dei tempi, si è dato delle regole per avvicinarsi, e nel migliore dei casi vivere, quei valori che consideriamo fra le più belle conquiste dell’Umanità: giustizia, bontà, verità, libertà, indipendenza, onestà, fratellanza, equilibrio, cultura, appagamento, benessere, rispetto reciproco.
Tendiamo fisiologicamente a distinguere ciò che ci fa bene da ciò che ci fa male. E' questa autodeterminazione morale che ha permesso la nostra sopravvivenza fin dai tempi più antichi.
Un valore si accetta perché è buono non perché lo abbia dato un dio. Non è chi obbedisce, ma colui che sceglie ad essere veramente grande.
L’essere atei è una condizione esistenziale che si assume, si vive in prima persona, si elabora in completa solitudine e si congiunge a una visione del mondo. Questo modo di Esserci non si presenta all’improvviso come fosse una “conversione”. Di solito è il frutto di un processo lungo e doloroso, in cui le verità acquisite inconsapevolmente si scontrano con le verità acquisite con l’esperienza; in cui le parti di un puzzle combaciano e si uniscono in una rappresentazione atea definitiva e irreversibile.

domenica 17 gennaio 2010

Meditate filosofi, meditate...

Chi non ha o non ha mai avuto immaginazione, sentimento, capacità di entusiasmo, di eroismo, d'illusioni vive e grandi, di forti e varie passioni, chi non conosce l'immenso sistema del bello, chi non legge o non sente, o non ha mai letto o sentito i poeti, non può assolutamente essere un grande, vero e perfetto filosofo, anzi non sarà mai se non un filosofo dimezzato, di corta vista, di colpo d'occhio assai debole, di penetrazione scarsa...


G. Leopardi, Zibaldone, 4 ottobre 1821

venerdì 15 gennaio 2010

Tra il pensare e il fare

Il manuale dello stoico Epiteto è un testo di pratica di spiritualità, dove si avverte che a nulla valgono letture e studi se poi il soggetto non cerca di applicare su di sé i principi per dare forma etica al proprio essere.

giovedì 14 gennaio 2010

Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana

Il sociologo ungherese Frank Furedi che insegna all'università di Kent a Canterbury, autore de ll nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana (Feltrinelli), afferma che la patologizzazione di esperienze umane, fino a ieri ritenute normali, risponde all'esigenza di omologare gli individui non solo nel loro modo di "pensare" (a questo ha già provveduto "il pensiero unico" per cui, come già ammoniva Nietzsche: "Chi pensa diversamente, va spontaneamente in manicomio"), ma soprattutto nel loro modo di "sentire".
Questo nuovo "conformismo emotivo", come lo chiama Furedi, è un governo degli uomini più sottile e pervasivo di quanto le religioni e le ideologie del passato siano mai riuscite a fare, perchè attutisce le tensioni sociali, spegne i possibili conflitti, riduce al silenzio le voci che rifiutano di uniformarsi al sistema.

mercoledì 13 gennaio 2010

Benvenuti!

Ognuno di noi possiede una visione del mondo che gli consente di interagire con la realtà che lo circonda.
Non sempre, però, tale sguardo è in armonia con quello che desideriamo e il nostro procedere si fa incerto.
Le pratiche Filosofiche vanno incontro all'esigenza che ognuno di noi ha nel confrontarsi con l'altro da sé, ridisegnando percorsi mentali che facilitano, attraverso una maggiore consapevolezza, la risoluzione di problematiche sociali, esistenziali, sentimentali.

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