mercoledì 28 marzo 2012

Mettere da parte la vita

"Caro Leonard, guardare la vita in faccia. Sempre. Guardare la vita. In faccia. Guardare la vita in faccia, e conoscerla per quella che è. Alla fine, conoscerla, amarla, per quello che è, e poi, metterla da parte. Per sempre, Leonard, gli anni che abbiamo trascorso, per sempre, gli anni, per sempre, l'amore, per sempre, le ore."
Dalla lettera d’addio al marito

Il 28 marzo del 1941 Virginia Woolf, uno dei più grandi talenti del xx secolo, si toglieva la vita, affidandosi alle gelide, torbide acque dell’Ouse. Un gesto drammatico, conclusivo che metteva fine ad una vita che aveva saputo, tra lutti gravosi e sporadici sussulti di felicità, illuminare a giorno il buio, scrutando a fondo in sé stessa, scendendo, a piedi nudi, fino agli inferi. Ecco così i suoi capolavori assoluti: Gita al Faro, Le onde, Tra un atto e l’altro. Libri indimenticabili su cui poggia gran parte della letteratura moderna. Molto è stato scritto su di lei, sulla sua lunga relazione con Vita Sackville-West, su i suoi legami familiari. Il film The Hours, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Cunningham, l’ha portata sin nelle sale cinematografiche, sdoganandola, rendendola popolare anche tra i non lettori , tra chi non aveva alcun interesse per la letteratura. 

domenica 4 marzo 2012

La solitudine di Essere

Il sole era tramontato e gli alberi erano oscuri e ben netti sullo sfondo del cielo che si veniva oscurando. Il fiume ampio e possente era pieno di pace e di silenzio. La luna si mostrava appena sull'orizzonte; saliva fra due grandi alberi, ma non gettava ancora ombre.
Camminavamo sulla riva scoscesa del fiume imboccammo un sentiero che sfiorava i verdi campi di grano. Quel sentiero era un'antichissima strada; molte migliaia di persone v'erano passate, ed era una via ricca di tradizione e di silenzio. Serpeggiava tra campi e manghi, tamarindi e tempietti abbandonati. Si vedevano vasti tratti a giardino e i piselli odorosi profumavano deliziosamente l'aria. Gli uccelli si preparavano per la notte nei loro nidi e un ampio stagno cominciava a specchiare le stelle. La natura non era comunicativa quella sera. Gli alberi se ne stavano alteri, si erano ritirati nel loro silenzio e nel loro buio. Alcuni villici passarono in quei pressi, chiacchierando, sulle loro biciclette, e ancora una volta si ristabilì quel profondo silenzio e ci fu quella pace, che viene quando tutte le cose se ne stanno sole.
Questa solitudine non è doloroso, malinconico abbandono; è la solitudine di essere; è incorrotta, ricca, completa. Quel tamarindo non ha altra esistenza che essere se stesso. Così fatta è questa solitudine. Si è soli come lo è il fuoco, come il fiore, ma non si è consapevoli della purezza e dell'immensità di questa solitudine. L'essere soli non è conseguenza della negazione, del chiudersi in sé. La solitudine è l'affrancamento da ogni motivo, da ogni perseguimento del desiderio, di tutti i fini.


J. Krishnamurti

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