domenica 25 novembre 2012

Natura! La vera religione


Fin da giovane Goethe cercò la vera religione e la trovò nella natura. Molto presto si convinse di vedere Dio nella natura e la natura in Dio. Dio e natura erano per lui concetti equivalenti; la natura possiede volontà, ragione, saggezza, bontà e amore.
Nel corso della sua vita Goethe sviluppò idee pansofistiche e panteistiche che identificavano Dio con tutto l'esistente. Queste sono certamente convinzioni che si trovano in netta contrapposizione sia con la fede protestante che con quella cattolica. Per questo Goethe si vede spesso confrontato con il rimprovero di essere un ateo. Ma comunque lo chiamassero, panteista, ateo o cristiano, per Goethe era indifferente, la religione era per lui un sentimento strettamente privato, individuale, parlarne troppo non gli piaceva.

Scrive:

“Natura! Da essa siamo circondati e avvinti, né ci è dato uscirne e penetrarvi più a fondo. Senza farsi pregare e senza farsi avvertire, ci rapisce nel vortice della sua danza e si lascia andare con noi, finché siamo stanchi e le cadiamo nelle braccia. Crea eternamente nuove forme ciò che è qui non era mai stato, ciò che era non ritorna, tutto è nuovo e tuttavia sempre antico. Viviamo nel suo seno e le siamo estranei. Parla incessantemente con noi e non ci rivela il suo segreto. Costantemente operiamo su di essa e tuttavia non abbiamo alcun potere sulla natura. Sembra che abbia puntato tutto sull’individualità eppure niente le importa degli individui. Costruisce sempre e sempre distrugge e la sua officina è inaccessibile. (...) In essa è eterna vita, divenire e moto e tuttavia non progredisce. Si trasforma eternamente e non vi è momento di quiete. (...) Il suo spettacolo è sempre nuovo perché essa crea sempre nuovi spettatori. La vita è la sua invenzione più bella e la morte è il suo artificio per avere molta vita. Essa avvolge l’uomo nell’oscurità e lo sprona eternamente verso la luce. Non conosce né passato né futuro. Il presente è la sua eternità".

domenica 18 novembre 2012

L'integrità dell'io

Solo le qualità che sorgono dalla nostra attività spontanea danno forza all'io e formano per tanto la base della sua integrità. L'incapacità di agire spontaneamente, di esprimere quel che veramente si sente e si pensa, è la conseguente necessità di presentare uno pseudo io agli altri e a se stessi, sono la radice del sentimento di inferiorità e di debolezza.

Erich Fromm

martedì 6 novembre 2012

L'inferno dei viventi


Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone. Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure. Di una città non godi le sette o settantasette meraviglie ma la risposta che dà a una tua domanda. L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n'è uno è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti, accettare l'inferno e diventarne parte, fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui, cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, farlo durare e dargli spazio.

Italo Calvino (Le città invisibili)

martedì 23 ottobre 2012

Heidegger: come si diventa filosofi


Heidegger assegna alla filosofia un compito fondamentale, quello di operare delle aperture di senso, quello di cercare delle risorse simboliche nuove, anche a costo di infrangere le regole del nostro linguaggio, anche a costo di commettere degli errori. La filosofia, così come la poesia, ha il compito di aprire nuovi orizzonti di senso. Per dirla con Wittgenstein, noi abitiamo  sull’isola della descrivibilità logica, li siamo sulla terra ferma, teniamo i piedi ben saldi, rispettiamo le regole del linguaggio. Tuttavia quest’isola è attorniata da un oceano immenso, mobile, liquido, instabile. É l’oceano delle grandi questioni etiche, mistiche e religiose in cui le regole del linguaggio non servono più. Quando noi ci azzardiamo a navigare in quell’oceano dobbiamo pescare con la rete del dubbio, dobbiamo aprirci all’instabilità, all’incertezza, dobbiamo abbandonare quell’isola di sicurezze, il viaggio si fa si più avventuroso e rischioso ma anche molto più interessante
Heidegger tenta di mostrare come la filosofia non sia un esercizio tecnico, non sia solo un’attività alta, logica, legata all’esercizio della razionalità pura, ma sia una sorta di conversione che passa per stati d’animo fondamentali, primo fra tutti lo stato d’animo dell’angoscia. Heidegger vuole dimostrare che uno diventa filosofo, cioè si interroga in maniera radicale intorno al senso dell’ente nella sua totalità quando, in esperienze come l’angoscia, quel senso improvvisamente, senza che uno se lo aspetti, gli viene sottratto.
Nell’angoscia avviene quel cambio di visione, quel cambio di umore, che ci espone alla conversione filosofica, che ci trasforma, anche negli strati più profondi, da dove scaturisce una domanda filosofica radicale, siamo spinti a interrogarci.

lunedì 22 ottobre 2012

La libertà non implica scelta

La libertà non implica scelta. Si pensa di essere liberi perché si può scegliere. Non so se avete mai pensato alla questione della scelta. Avete una vasta schiera di persone di fronte a voi: i vari insegnanti, gli yogi, i filosofi, gli scienziati, gli psicologi, gli analisti, che bombardano le vostre menti, costantemente, giorno dopo giorno. E da questa schiera voi sceglierete quelli che pensate sia meglio seguire, quelli a cui pensate di dover dare ascolto. E la vostra scelta si basa sulla vostra confusione, naturalmente: chi seguire, quale maestro ascoltare, quale guru, quale filosofo, così cominciate a dipendere da voi stessi, pensando di essere liberi di scegliere. Lo sfondo della scelta è invariabilmente la confusione. Non siete forse confusi quando dovete scegliere? Non siete forse incerti quando dovete scegliere qualcuno in mezzo a tutti? Quindi la vostra scelta è essenzialmente il prodotto della confusione.

Jiddu Krishnamurti

mercoledì 3 ottobre 2012

è questo il modo in cui vorrei scappare...



Ti è mai successo di sentirti al centro 
al centro di ogni cosa 
al centro di quest’universo 
e mentre il mondo gira 
lascialo girare 
che tanto pensi 
di esser l’unico a poterlo fare 
sei così al centro 
che se vuoi lo puoi anche fermare 
cambiarne il senso 
della direzione per tornare 
nei luoghi e il tempo 
in cui hai perso ali, sogni e cuore 
a me è successo 
e ora so volare 
ti è mai successo di sentirti altrove 
i piedi fermi a terra 
e l’anima leggera andare 
andare via lontano e oltre 
dove immaginare 
non ha più limiti 
hai un nuovo mondo da inventare 
sei così altrove 
che non riesci neanche più a tornare 
ma non ti importa 
perché è troppo bello da restare 
nei luoghi e il tempo 
in cui hai trovato ali, sogni e cuore 
a me è successo 
e ora so viaggiare 
oltre 
questa stupida rabbia per niente 
oltre l’odio che sputa la gente 
sulla vita che è meno importante 
di tutto l’orgoglio 
che non serve a niente 
oltre i muri e i confini del mondo 
verso un cielo più alto e profondo 
delle cose che ognuno rincorre 
e non se ne accorge 
che non sono niente 
ti è mai successo di guardare il mare 
fissare un punto all’orizzonte e dire: 
” è questo il modo in cui vorrei scappare 
andando avanti sempre avanti senza mai arrivare ” 
in fondo in fondo è questo il senso del nostro vagare 
felicità è qualcosa da cercare senza mai trovare 
gettarsi in acqua e non temere di annegare 
a me è successo 
e ora so volare 
oltre 
questa stupida rabbia per niente 
oltre l’odio che sputa la gente 
sulla vita che è meno importante 
di tutto l’ orgoglio 
che non serve a niente 
oltre i muri e i confini del mondo 
verso un cielo più alto e profondo 
delle cose che ognuno rincorre 
e non se ne accorge 
che non sono niente 
ti è mai successo di voler tornare 
a tutto quello che credevi fosse da fuggire 
e non sapere proprio come fare 
ci fosse almeno un modo uno per ricominciare 
pensare in fondo che non era così male 
che amore è se non hai niente più da odiare 
restare in bilico è meglio che cadere 
a me è successo e ora so restare


venerdì 21 settembre 2012

L'immenso dolore collettivo

Per mettere fine al dolore bisogna affrontare il fatto della solitudine, dell’attaccamento, della meschina voglia di fama, della brama di essere amati; bisogna essere liberi dalla preoccupazione di sé e dalla puerile autocommiserazione. E anche quando si supera tutto questo, risolvendo magari il proprio dolore personale, rimane comunque l’immenso dolore collettivo, il dolore del mondo. È possibile mettere fine al proprio dolore affrontando dentro di sé il fatto della causa del dolore; e questo deve avvenire in una mente che voglia essere completamente libera. Ma quando si mette fine a tutto questo, rimane comunque il dolore della straordinaria ignoranza che esiste nel mondo, e non intendo la mancanza di informazione o di conoscenza libresca, ma dell’ignoranza dell’uomo riguardo se stesso. La mancanza di comprensione di se stessi è l’essenza dell’ignoranza, che produce l’immenso dolore che esiste in tutto il mondo. E che cos’è effettivamente il dolore? Vedete, non ci sono parole per spiegare il dolore, così come non ci sono parole che possano spiegare che cos’è l’amore.

J. Krishnamurti

mercoledì 29 agosto 2012

Autoanalisi e psicoterapia


Nella mia autoanalisi ho avuto la fortuna di essere stato guidato, per un po' di tempo, da una brava psicoterapeuta e adesso credo di essere in grado di gestire meglio la sofferenza e la gioia, di dare miglior senso alle esperienze e tollerare la confusione. Il modo in cui sono cambiato mi pare bellissimo, ma la cosa più bella è proprio il mio sentirmi lusingato dal dubbio che permette di destrutturarsi e ristrutturarsi, di assecondare la complessità e il magma della mente. Il mio rapporto con la psicologia però non è sereno né privo di perplessità. Hillman comunica la sua perdita di fiducia nei confronti della psicoanalisi, accusata di trascurare la nostra capacità di "sofferenza sociale" e incrementare l'individualismo e l'egoismo del nostro soffrire. Mi chiedo se non stiamo andando incontro a una deriva terapeutica, che iper-patologizza tutto. Ho come l'impressione che l'uomo stia imparando a capire il suo dolore, ma stia venendo meno la sua capacità creativa. Sospetto che molti cerchino una terapia per gioire e non soffrire, per non avere a che fare con la confusione della mente e con le afflizioni del dubbio, per ristrutturarsi e raggiungere quella solidità che tiene lontana ogni possibile destrutturazione, in una parola che non accetta la vulnerabilità della condizione umana, da cui scaturisce ogni produzione creativa che, con tutta probabilità, non vedrebbe mai la luce se ci si dovesse attenere alle sole regole della ragione.
Il sociologo Frank Furedi nel suo libro Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana (Feltrinelli) scrive che: "L'imperativo terapeutico che si va diffondendo promuove non tanto l'autorealizzazione, quanto l'autolimitazione. Infatti, postulando un sé fragile e debole, implica che per la gestione dell'esistenza sia necessario il continuo ricorso alle conoscenze terapeutiche. È allarmante che tanti cerchino sollievo e conforto in una diagnosi. Si può individuare, nell'istituzionalizzazione di un'etica terapeutica, l'avvio di un regime di controllo sociale. La terapia, infatti, come la cultura più vasta di cui fa parte, insegna a stare al proprio posto. In cambio offre i dubbi benefici della conferma e del riconoscimento".
Nel ricorso alla psicoterapia sotto ogni forma, anche la più bizzarra, c'è il tentativo di omologare gli individui non solo nel loro modo di pensare, come è nei fatti il "pensiero unico", ma anche il loro modo di sentire. In questo caso il potere non avrebbe bisogno né di manganelli né di olio di ricino per esercitare il suo controllo assoluto.

venerdì 3 agosto 2012

L'egoismo romantico


Parla Fréderéric Beigbeder, autore del libro "L'amore dura tre anni", celebre per i suoi personaggi affettivamente disillusi. Secondo lo scrittore francese la coppia deve accontentarsi di un amore a tempo limitato. Sono altre le forme di relazione che sopravvivono in eterno, come il legame tra genitori e figli. 
di ANAIS GINORI 

Un egoista romantico, come lei si definisce.
"È una citazione di Scott Fitzgerald che ho preso in prestito per descrivere la mia generazione. Noi figli del Sessantotto, con genitori che hanno vissuto la rivoluzione sessuale, abbiamo perso ogni illusione. Nelle relazioni amorose siamo nichilisti, egoisti, anche depressivi. Marc Marronnier cerca di suicidarsi all’inizio del film".
Lacan sosteneva che l’amore è sempre una forma di suicidio.
"L’innamorato si sente invincibile e può, in questo Lacan ha ragione, mettere in pericolo la sua incolumità fisica e mentale. Fa un salto nel vuoto. Louis Aragon ha scritto: “Non esiste amore felice”. La paura della sofferenza ci rende incapaci di amare".
"Il primo anno c’è la passione. Il secondo, subentra la tenerezza. Il terzo, la noia".
"È quel che sostengo nel libro. Il titolo è provocatorio, anche se mi sono basato su statistiche oggettive. La maggioranza dei matrimoni fallisce entro i primi tre anni. Sono anzi convinto che oggi il ciclo si sia accelerato".
Come un prodotto in scadenza. Da consumarsi entro?
"Ho pubblicato il libro nel 1997. Non c’erano cellulari e Internet. Da allora le possibilità di incontro e dunque di separazione si sono moltiplicate. Appena si affaccia la noia, scatta la tentazione di andare a cercare altrove. E per farlo, basta un clic o un sms. In un regime di libertà permanente è difficile costruire un amore durevole".
Dire a qualcuno "Ti giuro amore durevole" è così poco romantico.
"Eppure è la sincera verità. Sopravvivono altre forme di amore eterno: la fede, il rapporto tra genitore e figlio. Nella coppia bisogna accontentarsi di una durata a tempo limitato. Il filosofo Pascal Bruckner, che recita nel mio film, ha parlato di paradosso amoroso. Come essere liberi ed accettare di amare, dunque di essere in qualche modo dipendenti? Ci muoviamo dentro a questa contraddizione. Bisogna essere realisti".
Il realismo è una variante più elegante del cinismo?
"Come tanti coetanei, negli affetti sono estremamente pavido. Chiedo amore a rischio zero. Vale anche per le donne. L’altra protagonista del film, Alice, è sposata. Quando incontra Marc e diventano amanti si rifiuta di separarsi dal marito. Teme di soffrire".
Il quarantenne in fuga dalla coppia è diventato un cliché.
"Nel film ho cercato di smascherare la posa dei quarantenni sprezzanti, che ridicolizzano i sentimenti. Mi era piaciuto molto "L’ultimo bacio" di Gabriele Muccino. Condivido quell’amarezza, quella sottile crudeltà nel fare l’autoritratto di una generazione ".
Alla fine, però, ci ricasca sempre. Parla solo di amore.
"Ora che non possiamo più cambiare il mondo, avere il cuore che batte sembra già una rivoluzione. È l’ultima utopia che ci rimane".
Però abbiamo smesso di credere al Principe Azzurro?
"È stato un formidabile concept di marketing romantico. Ma non esiste. E se esiste è un bastardo. Oggi amiamo l’amore più delle persone. È un grave errore. Siamo alla ricerca di dichiarazioni metafisiche, mentre dovremmo trovare qualcuno in carne e ossa, con difetti e debolezze, tutto ciò che rende una persona unica e umana".
Ancora una citazione dal suo libro: "Amare qualcuno che ci ricambia è narcisismo. Amare qualcuno che non ci ama, questo è amore".
"L’amore, come la religione, è un atto di fede. È ancora quanto di meglio possa capitare nella vita. Non è mai stata inventata una droga così potente. Come scrittore è il filo che mi permette di raccontare storie e personaggi".
Almeno su questo non esistono diritti d’autore.
"Mi piace vedere come la passione riesca comunque a scassinare i meccanismi di protezione che si costruiscono i personaggi. Per il narratore è affascinante descrivere la perdita di controllo, il momento in cui si è costretti a vivere".
Qualche libro o pagina da ricordare?
"Sono fanatico della doppiezza. Quei personaggi che fanno finta di essere debosciati ma poi sono i primi a cadere nella trappola del romanticismo, perché ne hanno bisogno. Penso a "Les Caprices de Marianne" di Alfred de Musset. Octave che cerca di sedurre Marianne per conto di un suo amico e invece se ne innamora. È quello che in Francia chiamiamo marivaudages. L’intreccio di menzogne e tradimenti dentro alle relazioni amorose".
La gelosia è un sentimento che non passa mai di moda.
"Si rafforza nel momento in cui l’amore diventa fragile, precario. La gelosia è inevitabile, naturalmente presente in ogni rapporto. Bisogna cercare di controllarsi perché non è un sentimento sexy, un po’ come essere tirchi. Ma non c’è scampo. In passato, molti celebri esperimenti di coppie aperte sono miseramente fallite per colpa della gelosia".
Come scrittore, pensa che la frase “ti amo” abbia perso o guadagnato intensità?
"Serve la persona giusta, bisogna essere molto fortunati. L’amore è quello stato di grazia che è raccontato in Io e Annie. Woody Allen è con Diane Keaton in cucina. Cercano di cuocere un’aragosta viva che scappa. Ci sono attimi di panico, tra le risate. Alla fine del film, Allen rifà la stessa cena con un’altra donna, una ex mannequin, giovane e seducente. Ma non funziona. Si annoia profondamente. Cucinare un’aragosta viva può essere molto divertente o terribilmente squallido. Ecco cos’è l’amore".

lunedì 23 luglio 2012

semplicemente la chiave...


Ho sempre pensato che fosse molto meglio sfondare le porte piuttosto che perdere tempo a cercarne le chiavi e non riuscire, per mancanza di calma e sangue freddo, a trovare il buco della serratura.
Quando sono arrivato in Giappone, me ne infischiavo dei Kata e di tutti i segreti che si supponeva nascondessero. (...)
Mi ci sono voluti ben sei mesi in Giappone di scontri accesi e scatenati ignorando i sapienti Kata, prima di fermarmi un giorno senza fiato, stremato e indispettito davanti all'ennesima porta, questa volta troppo spessa, e decidermi finalmente ad afferrare con rabbia la chiave che già da tempo mi offriva uno degli anziani maestri del Kodakan, sorridendo sempre dolcemente, e ho aperto la porta girando semplicemente la chiave nella serratura!
Ives Klein

venerdì 13 luglio 2012

L'idealizzazione dell'Amore

Al giorno d'oggi si possono fare così tanti esempi di coppie "scoppiate" che sono arrivato a domandarmi se le relazioni vere, durature, senza bugie né tradimenti, esistano davvero. E se fosse tutta un'idealizzazione?  Aveva ragione Andrea Cappellano, nel suo trattato intitolato De amore a sostenere che l'amore si fonda su un eccesso di immaginazione? E se così fosse, quando la perfetta immagine mentale che addossiamo sulla persona amata crolla, cosa amiamo davvero di chi abbiamo di fronte?  Basta guardarsi intorno per notare come separazioni e tradimenti siano paradossalmente più frequenti di matrimoni duraturi e dichiarazioni d'amore. Poi, quando si incontra una coppia che sembrerebbe perfetta, non sappiamo quanto i due sono costretti a sopportarsi per mantenere in piedi un rapporto che non sono neanche più certi di volere davvero. Forse amare davvero significa convivere, creare dei compromessi, rendersi conto che è difficile, ma che il sentimento provato è al di sopra delle incomprensioni e delle avversità. Chi conosce davvero l'Amore con la A maiuscola? Il bisogno che ci sembrerebbe naturale di amare l'altro più di noi stessi fino a trascorrere con lui la nostra intera vita è davvero parte essenziale dell'uomo o è soltanto un'idea dettata da una cultura e una società che ci mostrano come la "meta più gettonata" per le aspirazioni sia volere una famiglia con il compagno/a che si sente di amare? 

martedì 3 luglio 2012

Accettare pienamente questo momento


Tutto ciò che dobbiamo veramente fare è accettare pienamente questo momento. Allora siamo a nostro agio nel qui e ora e con noi stessi.
Ma abbiamo davvero bisogno di avere un rapporto con noi stessi? Perché non possiamo semplicemente essere noi stessi? Quando abbiamo un rapporto con noi stessi, ci siamo spaccati in due: «io» e «me stesso», soggetto e oggetto. Questa dualità creata dalla mente è la causa fondamentale di ogni complessità superflua, di tutti i problemi e conflitti della nostra vita. Nello stato di illuminazione noi siamo noi stessi: «io» e «me stesso» si fondono in una cosa sola. Non giudichiamo noi stessi, non ci sentiamo dispiaciuti per noi stessi, non siamo orgogliosi di noi stessi, non amiamo noi stessi, non odiamo noi stessi, eccetera. La spaccatura causata dalla consapevolezza autoriflessiva viene guarita, la sua maledizione allontanata. Non vi è più un «sé» che dobbiamo proteggere, difendere o alimentare. Quando siamo illuminati, vi è un unico rapporto che non abbiamo più: il rapporto con noi stessi. Una volta rinunciato a questo, tutti gli altri rapporti saranno rapporti d'amore.

da Il potere di adesso di Eckhart Tolle

domenica 1 luglio 2012

27 anni di cosa?




"Vidi tutte le persone dietro le loro maschere, ridevano flemmatiche... facce composite... vidi dentro di loro e c’era sofferenza in ognuno di loro... corpi pallidi... che, senza sosta, si muovevano... lungo una strada tortuosa alla fine della quale c’era solo la tomba."


Edvard Munch

domenica 10 giugno 2012

Fisica quantisitica

Perché ricreiamo continuamente la stessa realtà?
Perché continuiamo ad avere le stesse relazioni?
Perché otteniamo gli stessi lavori?
In questo infinito mare di possibilità che è alla nostra portata come è possibile che continuiamo a ricreare la stessa realtà?
Non è incredibile che vi sia abbondanza di opzioni e possibilità e che non si sia consapevoli di ciò?
E' possibile essere condizionati a tal punto di pensare di non avere alcun controllo sulla propria realtà?
Siamo condizionati a tal punto da credere che il mondo esterno sia più reale del mondo interno.
Questo nuovo modello di scienza afferma esattamente il contrario. Dice che quello che accade dentro di noi creerà quello che accade fuori di noi.

venerdì 8 giugno 2012

A mio padre...


Ciò che il padre ha taciuto, prende parola nel figlio; e spesso ho trovato che il figlio altro non era, se non il segreto denudato del padre.

Friedrich Nietzsche

sabato 26 maggio 2012

La verità è una terra senza sentieri



Il nocciolo dell’insegnamento di Krishnamurti è contenuto nella dichiarazione che fece nel 1929, quando disse: “La verità è una terra senza sentieri”. L’uomo non la può raggiungere attraverso alcuna organizzazione, alcun credo, alcun dogma, prete o rito; né tramite alcuna conoscenza filosofica o tecnica psicologica. Deve trovarla tramite lo specchio della relazione, tramite la comprensione dei contenuti della propria mente, attraverso l’osservazione e non con l’analisi intellettuale o una dissezione introspettiva.

Per un approfondimento del pensiero di Krishnamurti vi consiglio di guardare i VIDEO sottostanti nel seguente ordine:







La vita sana, integra e santa: è possibile riconoscere e rinunciare al nostro ego? Come è possibile amare veramente?



giovedì 12 aprile 2012

Lettera di Christopher McCandless a Ronald Franz

Ron, apprezzo sinceramente l’aiuto che mi hai dato e i momenti che abbiamo trascorso insieme. Spero che la nostra separazione non ti abbia depresso troppo. Potrebbe passare molto tempo prima di rivederci ma, ammesso che io superi l’affare Alaska tutto d’un pezzo, riceverai di sicuro mie notizie. Vorrei ripeterti solo il consiglio che già ti diedi in passato, ovvero che secondo me dovresti apportare un radicale cambiamento al tuo stile di vita, cominciando con coraggio a fare cose che mai avresti pensato di fare o che mai hai osato. C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà non esiste niente di più devastante che un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Se vuoi avere di più dalla vita, Ron, devi liberarti della tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile più movimentato che al principio ti sembrerà folle, ma non appena ti ci sarai abituato ne assaporerai il pieno significato e l'incredibile bellezza. Ti sbagli se credi che la gioia derivi soltanto o principalmente dalle relazioni umane. Il Signore l'ha disposta intorno a noi e in tutto ciò che possiamo sperimentare. Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un'esistenza non convenzionale. La mia opinione è che non hai bisogno né di me né di nessun altro per portare questa gioia nella tua vita. È semplicemente lì che ti aspetta, che aspetta di essere afferrata, e tutto quello che devi fare è tendere la mano per prenderla. Spero davvero, Ron, che non appena ti sarà possibile, lascerai Salton City, attaccherai una roulotte al camion e comincerai a goderti il grande lavoro che il Signore ha compiuto nell’ovest americano, vedrai cose, conoscerai gente, e ti insegneranno molto. Dovrai farlo in regime d’economia, niente motel, preparati da mangiare da solo e, come regola generale, spendi il meno possibile, perché così ti ritroverai ad apprezzare immensamente ogni cosa. Spero che la prossima volta che ti vedrò sarai un uomo con una sfilza di nuove esperienze e avventure alle spalle. Non esitare o indugiare in scuse. Prendi e vai. Sarai felice di averlo fatto. Riguardati. Alex.

mercoledì 28 marzo 2012

Mettere da parte la vita

"Caro Leonard, guardare la vita in faccia. Sempre. Guardare la vita. In faccia. Guardare la vita in faccia, e conoscerla per quella che è. Alla fine, conoscerla, amarla, per quello che è, e poi, metterla da parte. Per sempre, Leonard, gli anni che abbiamo trascorso, per sempre, gli anni, per sempre, l'amore, per sempre, le ore."
Dalla lettera d’addio al marito

Il 28 marzo del 1941 Virginia Woolf, uno dei più grandi talenti del xx secolo, si toglieva la vita, affidandosi alle gelide, torbide acque dell’Ouse. Un gesto drammatico, conclusivo che metteva fine ad una vita che aveva saputo, tra lutti gravosi e sporadici sussulti di felicità, illuminare a giorno il buio, scrutando a fondo in sé stessa, scendendo, a piedi nudi, fino agli inferi. Ecco così i suoi capolavori assoluti: Gita al Faro, Le onde, Tra un atto e l’altro. Libri indimenticabili su cui poggia gran parte della letteratura moderna. Molto è stato scritto su di lei, sulla sua lunga relazione con Vita Sackville-West, su i suoi legami familiari. Il film The Hours, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Cunningham, l’ha portata sin nelle sale cinematografiche, sdoganandola, rendendola popolare anche tra i non lettori , tra chi non aveva alcun interesse per la letteratura. 

domenica 4 marzo 2012

La solitudine di Essere

Il sole era tramontato e gli alberi erano oscuri e ben netti sullo sfondo del cielo che si veniva oscurando. Il fiume ampio e possente era pieno di pace e di silenzio. La luna si mostrava appena sull'orizzonte; saliva fra due grandi alberi, ma non gettava ancora ombre.
Camminavamo sulla riva scoscesa del fiume imboccammo un sentiero che sfiorava i verdi campi di grano. Quel sentiero era un'antichissima strada; molte migliaia di persone v'erano passate, ed era una via ricca di tradizione e di silenzio. Serpeggiava tra campi e manghi, tamarindi e tempietti abbandonati. Si vedevano vasti tratti a giardino e i piselli odorosi profumavano deliziosamente l'aria. Gli uccelli si preparavano per la notte nei loro nidi e un ampio stagno cominciava a specchiare le stelle. La natura non era comunicativa quella sera. Gli alberi se ne stavano alteri, si erano ritirati nel loro silenzio e nel loro buio. Alcuni villici passarono in quei pressi, chiacchierando, sulle loro biciclette, e ancora una volta si ristabilì quel profondo silenzio e ci fu quella pace, che viene quando tutte le cose se ne stanno sole.
Questa solitudine non è doloroso, malinconico abbandono; è la solitudine di essere; è incorrotta, ricca, completa. Quel tamarindo non ha altra esistenza che essere se stesso. Così fatta è questa solitudine. Si è soli come lo è il fuoco, come il fiore, ma non si è consapevoli della purezza e dell'immensità di questa solitudine. L'essere soli non è conseguenza della negazione, del chiudersi in sé. La solitudine è l'affrancamento da ogni motivo, da ogni perseguimento del desiderio, di tutti i fini.


J. Krishnamurti

mercoledì 29 febbraio 2012

La forza dello "Spirito"

Lo spirito conquista la propria verità solo a condizione di ritrovare se stesso nella disgregazione assoluta. Lo spirito è questa potenza ma non nel senso del positivo che distoglie lo sguardo dal negativo, come quando ci sbarazziamo in fretta di qualcosa dicendo che non è o che è falso, per passare subito a qualcos’altro. Lo spirito è invece questa potenza quando guarda in faccia il negativo e soggiorna presso di esso.
G- W. F. Hegel

domenica 19 febbraio 2012

Tornare ad essere una persona libera

La filosofia di Henry Thoreau parte dall’individuo e difende uno stile di vita molto sobrio, in stretto contatto con la natura.
Ha scritto Camminare, un libro che consiglio a tutti di leggere, dice che le nostre occupazioni quotidiane non sono altro che piccoli viaggi che ogni sera, quando torniamo a casa, ci riportano sempre al punto di partenza: “La metà dei nostri percorsi viene impiegata per ritornare nei nostri passi...che peccato!”.
Camminare, andare avanti a caso, passeggiare nei boschi o per i vicoli, per strada ma con uno spirito di avventura inesauribile e qualche volta, addirittura, non dovremmo tornare: “Smetterla di mandare indietro i nostri cuori imbalsamati, regolare i conti con tutti, saldare i debiti, fare testamento e ritornare ad essere una persona libera, finalmente pronta per una giusta e vera passeggiata senza meta che, credetemi, spesso è indispensabile”.
Per poter camminare in questo modo però c’è bisogno di una specie di stato di grazia e di coscienza, c’è bisogno di uno stato di consapevolezza che ti fa sentire a casa in ogni luogo: “Perché una passeggiata di questo tipo è una specie di crociata dentro di noi..."
Viaggiare per imparare ma se non si può...camminare, camminare, imparando ma senza pensare a niente, lasciando la mente aperta alle osservazioni e agli incontri che ci capitano.
“Andai nei boschi
perché volevo vivere
con saggezza e profondità
e succhiare tutto il midollo della vita,
sbaragliare tutto ciò che non era vita!
E non scoprire,
in punto di morte,
che non ero vissuto”

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