venerdì 6 dicembre 2013

Il silenzio è calato sul mondo


5 Dicembre 2013...Il padre della lotta contro la segregazione razziale in Sud Africa, Nelson Mandela, è morto. Eroe della lotta all'apartheid nel Paese e premio Nobel per la pace nel 1993, è scomparso all'età di 95 anni. Barack Obama: “l’esempio della mia vita”, “uno degli uomini più coraggiosi dell’umanità”. 
In ricordo trascrivo la poesia di William Ernest Henley usata per alleviare gli anni della sua prigionia durante l'aparteid:

Dal profondo della notte che mi avvolge,
nera come un pozzo da un polo all'altro,
ringrazio qualunque dio esista
per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze
non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d'ira e lacrime
incombe il solo orrore delle ombre,
e ancora la minaccia degli anni
mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino;
io sono il capitano della mia anima.

martedì 12 novembre 2013

Ci vuole un filosofo per curare le idee


Karl Jaspers è stato uno dei più grandi psicopatologi del Novecento, nonché filosofo. Un giorno gli venne chiesto perché, nonostante la fama raggiunta con la sua Psicopatologia generale del 1913 (che segnò il passaggio dalla psichiatria "esplicativa" a quella "comprensiva", che all'indagine sulle "cause" della malattia preferisce quella dei "vissuti" dei pazienti), si fosse poi dedicato alla filosofia. La sua risposta fu che ci sono tematiche come la libertà, la colpa, il dolore, il suicidio, la morte e altre situazioni-limite (Grenzsituation, come lui le chiamava) per le quali, a suo parere, la filosofia aveva più strumenti interpretativi e comprensivi di quanti non ne disponesse la psichiatria.
Può nascere da una risposta come questa la persuasione dell'utilità di un dialogo fecondo, tra la filosofia e la psicologia e di una profonda amicizia tra le due discipline. 
Gli psicologi denunciano un proliferare di forme di consulenza condotte da persone che utilizzano strumenti psicologici senza un'adeguata preparazione accademica, senza essersi mai sottoposti a un'analisi seria in scuole riconosciute, fidandosi solo del proprio presunto intuito psicologico. Escluderei però da questa categoria i consulenti filosofici che vengono preparati seguendo corsi universitari di cinque anni e master biennali con tirocini in scuole, ospedali, carceri e organizzazioni aziendali convenzionate con le università. I consulenti filosofici non si rivolgono a persone con disagi psichici, ma a soggetti che vogliono mettere ordine nella propria vita, riesaminando le proprie idee e la propria visione del mondo, perché, come scrive James Hillman: «Anche le idee si ammalano o, indisturbate, lavorano come dettati ipnotici», che distorcono il giudizio sulla realtà, rendendo difficoltosa, quando non dolorosa la propria vita più del necessario.
I consulenti filosofici non lavorano con strumenti psicologici, ma con quegli insegnamenti sulla saggezza (phrónesis la chiamava Aristotele) o arte del vivere (téchne tou bíou la chiamava Platone) che ricorrono nelle pagine della filosofia da quando è nata a oggi.
Nulla a che fare quindi con operatori improvvisati, nei confronti dei quali occorre la massima severità e denuncia, onde evitare che per risolvere i problemi della propria vita si scelgano quelle scorciatoie che in nessuna professione sono consentite. E sarebbe dannoso che lo fossero in ambito psicologico dove in gioco è la condizione di sofferenza di chi cerca aiuto. Non c'è inimicizia tra chi usa l'una o l'altra professione per dare risposta al disagio delle persone. Purché siano garantite preparazione e competenze.

lunedì 23 settembre 2013

Perché tanta paura della filosofia?


A luglio l'Ordine degli Psicologi ha sottoposto a referendum un punto del codice deontologico che prevede gravi sanzioni per gli iscritti che insegnano metodologie e tecniche psicologiche ai non psicologi. L'iniziativa, peraltro votata da meno del 15% degli aventi diritto, ha visto un largo successo dei "SI". L'unico motivo di questa iniziativa difensiva e corporativa è una battaglia contro nuove professioni emergenti, come la consulenza filosofica, che ora può autoregolamentarsi dopo la legge del 2013.

Risponde Umberto Galimberti

Adesso, che l'Ordine degli Psicologi voglia impedire a Socrate e ai suoi seguaci di fare il mestiere di filosofo, se si è psicologi, mi pare eccessivo. La filosofia non è nata nelle Università, ma nelle piazze e sotto i portici di Atene, per insegnare come condurre la propria vita con saggezza e virtù, seguendo le leggi di natura, in conformità alle quali occorre stabilire le leggi della città e della buona conduzione dell'anima. È sufficiente leggere i dialoghi di Platone, i testi di Aristotele dedicati all'etica e quelle degli stoici e degli epicurei, per rendersene conto.
La stessa psicologia nasce nell'Ottocento da una matrice filosofica, e per acquisire una sua scientificità si è poi appiattita sul modello medico, perdendo così la sua anima, come già peraltro aveva avvertito Eraclito, là dove scrive: "Per quanto tu cammini e percorra ogni strada, non potrai raggiungere i confini dell'anima, tanto è profondo il suo logos".
Scientifica è la psicologia delle Università, che studia l'intelligenza, la memoria, il linguaggio, il pensiero, l'apprendimento, l'emozione, la motivazione, in una parola le strutture fondamentali della mente umana, ma non è assolutamente scientifica la psicoterapia, da un lato perché non ha alcun riscontro sperimentale, oggettivamente documentabile, dall'altro perché, come dice Aristotele, "dell'individuale non c'è sapere". La psicoterapia non è una scienza, ma un'arte, e male ha fatto il nostro legislatore a consentirne l'accesso solo ai medici e agli psicologi, escludendo i filosofi, quando sulla cura dell'anima le cose più interessanti le hanno dette i filosofi.
Per limitarci al secolo appena trascorso, pensiamo a Jasper, Husserl, Heidegger, Sartre, Merleau-Ponty, che hanno posto le basi della psichiatria fenomenologica di Binswanger, Minkowski, Gebsattel, Strauss, e da noi Cargnello, Callieri, Borgna, e lo stesso Basaglia. Tutta gente da ignorare per non incorrere nelle "gravi sanzioni" dell'Ordine degli Psicologi? E che dire di Foucault, Hadot, Buber, Deleuze, Irigaray, Arendt, Jonas, Nussbaum, Zambrano? Sono tutti autori da mettere all'indice, o quantomeno da non leggere per non inquinare la purezza del sapere psicologico?
La consulenza filosofica è nata in Germania negli anni Ottanta con Gerd Achenbach, si è diffusa in Francia, Olanda, Stati Uniti, Israele, e ora anche in Italia. L'Università di Venezia ha inaugurato da otto anni un master biennale di consulenza filosofica con tirocini nelle scuole, negli ospedali, nelle aziende, nelle carceri. L'università di Milano-Bicocca ha una cattedra di filosofia morale e pratiche filosofiche tenuta dal prof. Romano Madera, che di recente ha pubblicato La carta del senso. Psicologia del profondo e vita filosofica (Raffaello Cortina). Esistono poi scuole di consulenza filosofica come "Phronesis", che ha tra i suoi fondatori Neri Pollastri, autore di Il Pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche (Apogeo), e Moreno Montanari, autore di Vivere la filosofia (Mursia). Conclusione: se l'Ordine degli Psicologi, invece di minacciare "gravi sanzioni", consigliasse ai suoi iscritti di leggere qualche libro di filosofia, li aiuterebbe ad allargare l'orizzonte delle loro conoscenze e della loro pratica terapeutica. Non è chiudendo le porte al sapere che si aumenta la conoscenza.

domenica 8 settembre 2013

Il vero filosofo? È colui 
che sa assaggiare la vita


Aldo Masullo, filosofo, novantenne pensatore napoletano, professore emerito di Filosofia morale alla Federico II, esita solo un minuto prima di rispondere a tutto quello che avremmo voluto sapere e non avevamo mai osato chiedere ad un filosofo: «Che cos'è la filosofia?» «Di filosofia esistono innumerevoli definizioni, sia classiche che contemporanee. Io, per semplicità, vorrei cominciare col dire che la filosofia è l'esercizio che ogni uomo è chiamato a fare dalla sua umanità per comprendere meglio non solo se stesso, ma il rapporto tra sé e il mondo, tra sé e gli altri. Quindi la filosofia, anche quando si traveste da grande messa in scena teatrale (come ogni grande costruzione metafisica) rimane sempre un'antropologia, una ricerca sull'uomo». 
Messa così, sembrerebbe che la speculazione filosofica sia un semplice interrogarsi sull'umano. Sappiamo invece che l'atto del filosofare implica una certa attitudine alla trascendenza. Ad andare «oltre» l'uomo. 
«Ricordo che il da poco dimessosi Benedetto XVI in un suo scritto giovanile sosteneva che non è possibile comprendere il senso del divino senza comprendere l'uomo. In realtà questa attenzione all'uomo costituisce il problema più forte e autentico della filosofia, perché se è vero che nulla si può capire se non si parte dall'uomo, è pur vero che il tema dell'uomo è difficilissimo. Perché nulla è più difficile da capire di ciò che ci è vicino. E che cosa c'è di più vicino di noi stessi? Quindi penso che anche la storia della filosofia sia il tentativo di individuare uno o più metodi di approccio all'uomo stesso. Ma già nell'affermare ciò si propongono molti problemi: in che modo intendiamo l'uomo del quale vogliamo interessarci?». Masullo fa una pausa, e beve un sorso di caffè: «Quest'uomo sono io che sto bevendo la mia tazza di caffè quasi fossi solo nell'universo, senza altre persone che mi chiedono conto di ciò che faccio? Oppure l'uomo è l'orizzonte entro il quale si muovono tutte le faccende della vita personale, estetica, religiosa? Quindi il problema di comprendere l'uomo è il problema di comprendere la vita, che costituisce il processo stesso della realtà in cui noi ci troviamo a vivere. E la difficoltà oggettiva di entrare in contatto con questo tema ribadisce la difficoltà di ‘‘capire'' ciò che ci è più vicino». 
Una difficoltà che per molti confina con la inutilità della filosofia. 
«Vale la pena di ricordare che già Aristotele sosteneva che la filosofia non serve a nulla, ma che proprio per questo è indispensabile. Questa affermazione va sciolta dalla sua ambiguità: se una cosa non serve proprio a niente, come si fa a dire che è indispensabile o necessaria? Certo, la filosofia non ci è utile per mettere in piedi un affare o costruire un edificio, e tuttavia serve veramente perché pone nell'animo dell'uomo la consapevolezza della sua vita. La vita di noi umani si distingue da quella degli altri esseri viventi perché noi sappiamo di vivere, e qui vorrei introdurre una mia particolare visione: io cito spesso il verbo greco páskein, una delle cui radici è path. Páskein significa ‘‘vivere'', ma mentre altri verbi greci indicano il ‘‘vivere fisicamente'', páskein indica il ‘‘vivere'' in senso transitivo. Indica cioè la vita come capacità di provare, avvertire, prendere consapevolezza. Vivere l'esperienza. E infatti path è anche radice di pathos, cioè patimento, ma non nel senso di dolore, bensì in quello più ampio del provare. Da path, da pathos, viene ciò che io chiamo ‘‘paticità'', la mia chiave di lettura di ciò che è proprio dell'uomo. Paticità è vivere provando, vivere assaporando».
Tutti gli uomini provano, tutti gli uomini assaporano. Siamo dunque tutti filosofi a nostra insaputa? 
«La parola filosofia viene da sofos, che è colui che annusa, che assaggia, che sa distinguere i sapori e gli odori. Dalla capacità di distinguerli e di metterli in relazione nasce la logica, che è il pensiero nella sua forma più sviluppata. Non si può tentare di conoscere l'uomo se non partendo dalla presa d'atto dell'esperienza quotidiana». 
Ciò che in termini filosofici si chiama, se non erro, fenomenologia. 
«La fenomenologia è stata enunciata e tematizzata da Husserl, ultimo grande pensatore del '900. Ma, mentre la fenomenologia husserliana ha una sua ipoteca cartesiana (il sempre citato cogito ergo sum che mette al riparo da tutte le metafisiche e da ogni altro prodotto ideologico, interessandosi esclusivamente al pensare, alla mera coscienza in atto, insomma a una ‘‘logica della conoscenza'') teniamo presente che, in epoca appena precedente a Husserl, un pensatore antimetafisico come Dilthey aveva posto al centro della sua riflessione il concetto di erlebnis, il sostantivo che viene dal verbo erleben, che non è altro che l'equivalente tedesco del greco páskein. È l'atto di vita, il provare, il sentirsi vivere, il cercare le distinzioni. E la prima metà del '900 è occupata appunto da Heidegger, il quale in certo modo costruisce nelle sue ricerche giovanili l'incrocio tra l'ispirazione husserliana e il concetto diltheyano: da qui si svilupperà il nucleo originario del suo pensiero, che poi prenderà le distanze dal rigore critico di una pura e semplice fenomenologia antropologica. Ciò che gli interessa non è l'uomo, ma l'essere: ci si allontana di nuovo dal pensiero critico».
Mentre lei, Masullo, viene dal materialismo critico del suo maestro, Cleto Carbonara. 
«La mia esigenza critica, il richiamo a non lasciarmi imprigionare da grandi scenari che con l'astratto ragionamento si possono costruire, mi porta anche a una valutazione del ‘‘sapere''. Se ciò che muove tutto è il momento patico, la vita vissuta, non possiamo esimerci dal riconoscere che anche il sapere ha una radice patica. E se ciò è vero non possiamo presumere nessuna universalità a priori, ma dobbiamo ammettere che il mondo degli uomini è un mondo di molte paticità, tante quanti sono gli uomini, e di tanti saperi (patici) quanti sono gli uomini. Essere filosofo è dunque riconoscere la propria paticità (il mio vissuto è mio, e solo mio) e in ciò cercare gli strumenti e le occasioni per ottenere dei rapporti fra le paticità». 
Può fare un esempio di questi rapporti? 
«La necessità della tolleranza è il primo che mi viene in mente. Io vedo il mondo in un certo modo, e non posso pretendere che un altro lo veda come me, né lui può pretenderlo da me. E ciò produrrebbe una catastrofe se non trovassimo un accordo sulla base di ciò che ci è comune, come può esserlo il dolore. Qualcosa di simile la diceva già Voltaire sulla tolleranza nel Dizionario filosofico. Sì, avremmo bisogno di un po' di illuminismo anche oggi...».
Siamo partiti da Aristotele, e siamo arrivati a Voltaire. 
«Sì, e ora possiamo finalmente intendere a fondo il detto aristotelico: la filosofia non serve a nulla, ma aiuta ciascuno di noi a capire la propria solitudine, e la necessità di accordarsi alle solitudini altrui. Io, insomma, posso dirle il dolore che provo a questo dito che ora mi fa male, ma non riesco a farglielo sentire. È la condizione tragica dell'uomo: il pensare gli fa capire il bisogno di coinvolgere l'altro, ma non ne sopprime l'impossibilità. E allora, rispondendo a una sua precedente domanda, posso dire che sì, ogni essere umano è filosofo in quanto comincia a capire l'esigenza di conoscere se stesso. Dai tempi dell'oracolo di Delfi, la filosofia è il tentativo di rispondere a questa raccomandazione».


Antonio Fiore

domenica 28 luglio 2013

Destino


Come se il destino avesse lanciato una monetina. Testa: Dario perde l'aereo e sale sul treno della morte. Croce: Dario prende quel volo e si salva.


Testa...

Dario Lombardo è l'unico italiano fra le 78 vittime dello spaventoso incidente ferroviario alle porte di Santiago de Compostela e questo è il suo ultimo bellissimo post scritto su facebook:

Non ascolto il passato e non guardo il futuro... Mi sento vivo. 
Mi esalto nel presente, provo gioia come un bambino quando noto un fiore...
chiamatemi anche folle e pazzo se non condivido questa società incestinata e preconfezionata, vedo zombie che si nutrono di cadaveri...
vedo miseria frutto di ignoranza...
Sorrido perche sono l'artefice della mia vita... Sorrido perché sono io a scegliere il mondo che voglio...
Essere... Ogni istante lucido e conscio per Sentire il silenzio nella mente, li dove gli altri non arrivano...
Per sentire col cuore e tutti i sensi, le meraviglie donateci da Madre natura in questa vita piena di sorprese!!

venerdì 28 giugno 2013

Incomprensioni

Di quante complesse incomprensioni sarà costituita la comprensione che altri hanno di noi...La gioia di vedersi compresi, perché una cosa del genere accade solo alle persone complesse e incomprese; e gli altri, i semplici, coloro che gli altri possono comprendere, non desiderano mai essere compresi.


Fernando Pessoa (Il libro dell'inquietudine)

sabato 1 giugno 2013

Intelligenza

Tutti sono convinti che l'intelligenza sia qualcosa di conciliante, di giusto, di buono, qualcosa di essenzialmente contrapposto agli impulsi, mentre essa è solo un certo rapporto degli impulsi tra loro.

F. Nietzsche

giovedì 18 aprile 2013

Mente e Consapevolezza


La mente è uno strumento, un attrezzo. Esiste per essere utilizzata per un compito specifico e quando il lavoro è terminato deve essere deposta. La maggior parte del nostro pensiero è ripetitivo e inutile, ma per via della sua natura disfunzionale e spesso negativa, sia anche in gran parte dannoso. Se osserviamo la nostra mente scopriremo che è così. Ciò causa una grave perdita di energia vitale.
Questo genere di pensiero compulsivo è in realtà una dipendenza, come nel caso di una droga. Che cosa caratterizza una dipendenza? Semplicemente questo: non ci rendiamo più conto di avere la possibilità di farne a meno. Sembra più forte di noi.
Ci identifichiamo con il pensiero, vale a dire che traiamo il nostro senso del sé dal contenuto e dall’attività della nostra mente. Riteniamo che se smettiamo di pensare cessiamo di esistere. Diventando adulti ci formiamo un’immagine mentale di noi stessi basata sul nostro condizionamento personale e culturale. Possiamo chiamare “ego” questo sé fantasma. E’ costituito dall’attività mentale e può essere mantenuto in vita soltanto con un pensiero continuo.
Per l’ego, il momento presente non esiste. Soltanto il passato e il futuro sono considerati importanti. Questo capovolgimento totale della verità spiega perché sotto l’influsso dell’ego la mente sia così disfunzionale. Si preoccupa sempre di mantenere vivo il passato, perché senza di esso chi siamo noi? Si proietta costantemente nel futuro per garantirsi la propria sopravvivenza e per cercarvi qualche genere di liberazione o di appagamento. Dice: “un giorno quando avverrà questo, quello o quell’altro, starò bene, felice e in pace.
Il momento presente custodisce la chiave per accedere alla liberazione. Ma non potremmo trovare il momento presente fintanto che saremo la nostra mente.

sabato 13 aprile 2013

Malinconia

Quando non ci si può liberare di se stessi, ci si diverte a divorarsi. È vano appellarsi al Signore delle Ombre, dispensatore di una maledizione definita: si è malati senza malattia, e reprobi senza vizi. La malinconia è la condizione sognata dall'egoismo: nessun altro oggetto all'infuori di sé, nessun altro motivo di odio e di amore, ma quella stessa caduta in una melma stagnante, quello stesso rivoltarsi di dannati senza inferno, quelle stesse reiterazioni di un'ansia di perire... Mentre la tristezza si accontenta di una cornice di fortuna, alla malinconia serve un'orgia di spazio, un paesaggio sconfinato per diffondervi la sua grazia scontrosa ed evanescente, il suo male senza contorni che, nel timore di guarire, paventa un limite alla propria dissoluzione e al proprio ondeggiamento. [...] essa cela, sotto il nome melodioso, l'Orgoglio della disfatta e la Compassione di sé.


Emil Cioran

sabato 30 marzo 2013

Il mio destino


Io sono la mia colpa e non posso rimediare...

giovedì 14 marzo 2013

Povero Paese


Povero Paese dove deputati e senatori della Repubblica si umiliano in gruppo per il loro padrone e occupano un tribunale della Repubblica senza che nessuno intervenga, senza il minimo pudore. Come faranno a guardarsi in faccia?
Povero Paese dove nel dopo elezioni si discute solo di alleanze, di poltrone, di cariche, di spartizioni e non di economia, di lavoro, di soluzioni ai problemi quotidiani.
Povero Paese con l'informazione peggiore (di gran lunga) dell'Occidente che usa il suo potere per infangare chiunque voglia il cambiamento, la trasparenza, la pulizia morale.
Povero Paese dove un presidente della Repubblica invece di andare in prima serata in televisione a condannare un atto eversivo di portata enorme come la triste sfilata di parlamentari negli uffici giudiziari, riceve Alfano (ex ministro della Giustizia...) al Quirinale il giorno dopo.
Povero Paese dove da vent'anni non esiste opposizione, ma un inciucio alla luce del sole, con un pdmenoelle incapace di pronunciarsi immediatamente sull'attacco alla magistratura di Milano, loro che volevano smacchiare i giaguari.
Povero Paese dove il Monte dei Paschi di Siena è scomparso dall'informazione, il più grande scandalo economico della Repubblica relegato in una nota a piè pagina.
Povero Paese dove nessuno si prende la responsabilità dello sfascio economico e morale, non il pdl, non il pdmenoelle, non le istituzioni, non le authority che dovevano vigilare, sembra che l'Italia sia stata governata da fantasmi. Un Paese senza colpevoli.
Povero Paese dove sui giornali e sulle televisioni dei partiti la verità è stravolta, il boffismo è consuetudine, e nessun organismo internazionale, a iniziare dalla UE si sente in obbligo di intervenire.
Povero Paese dove la legge elettorale è in mano ai partiti che la usano, la modificano, la stravolgono per la loro convenienza e non per dare una vera rappresentanza ai cittadini.
Povero Paese dove il governo si è sostituito per un decennio al Parlamento (formato da "nominati" dai segretari di partito dopo un osceno mercato delle vacche) e legifera a colpi di decreti legge.
Povero Paese che si dice democratico, dove le leggi popolari, come Parlamento Pulito, non sono neppure discusse e i risultati dei referendum ignorati.
Povero Paese in ostaggio degli interessi di tanti, di troppi, ma non del popolo italiano.
Ora siamo a una svolta. Gli italiani lo hanno capito.

giovedì 14 febbraio 2013

Valore



Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
 Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
 Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso  involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi  che si amano.
 Considero valore quello che domani non varrà più niente
 e quello che oggi vale ancora poco.
 Considero valore tutte le ferite.
 Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,  tacere in tempo, accorrere a un grido,
 chiedere permesso prima di sedersi,
 provare gratitudine senza ricordare di che.
 Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord,
 qual'è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
 Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della  monaca,
 la pazienza del condannato,qualunque colpa sia.
 Considero valore l'uso del verbo amare
 e l'ipotesi che esista un creatore.
 Molti di questi valori non ho conosciuto.

 Erri De Luca, o
pera sull'acqua, Einaudi, 2002 

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