sabato 31 dicembre 2011

Un anno da ricordare

Finisce un anno di crescita interiore, di maggior consapevolezza e sublime serenità. Un anno importante per la mia assidua ricerca di equilibrio, dentro e fuori di me. Il 2011 lo ricorderò come l’anno del cambiamento di prospettiva, della nuova visione del mondo. 
Ho messo in discussione me stesso e ho ristrutturato, attraverso un’attenta analisi facilitata da una persona speciale, i miei automatismi inconsci, portatori di infelicità e rancore.
Ho permesso alla mia mente di essere più quieta e lucida grazie a letture che mi hanno permesso di cogliere con maggiore attenzione il presente, tralasciando di più quello che dal passato cerca di condizionarmi e le proiezioni future che mi impediscono di esserci.
Ho dato al mio corpo l’importanza che merita, impegnandomi a praticare costantemente esercizio fisico, arricchendo ulteriormente quella sensazione di quiete e leggerezza che mi pervade da tempo.
Non mi illudo di essere arrivato da nessuna parte, ho solo iniziato il primo passo del lungo percorso che porta alla piena consapevolezza di sé, unica vera meta degna di essere raggiunta.

venerdì 23 dicembre 2011

Un essere umano è parte di tutto

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo 'universo', una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all'affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.

Albert Einstein

venerdì 16 dicembre 2011

....esiste in me per istinto

In me l'ateismo non é né una conseguenza, né tanto meno un fatto nuovo: esso esiste in me per istinto. Sono troppo curioso, troppo incredulo, troppo insolente per accontentarmi di una risposta così grossolana. Dio é una risposta grossolana, un'indelicatezza contro noi pensatori: anzi, addirittura, non é altro che un grossolano divieto contro di noi: non dovete pensare! [...] Il concetto di Dio fu trovato come antitesi a quello di vita, in esso fu riunito in una terribile unità tutto ciò che vi era di dannoso, di velenoso, di calunnioso, tutto l'odio mortale contro la vita. Il concetto dell'al di là, del vero mondo fu creato per disprezzare l'unico mondo che ci sia, per non conservare più alla nostra realtà terrena alcuno scopo, alcuna ragione, alcun compito! I concetti di anima, di spirito, e, infine, anche quello di anima immortale, furono inventati per insegnare a disprezzare il corpo, a renderlo malato, cioè santo, per opporre a tutte le cose che meritano di essere trattate con serietà nella vita.
(F. Nietzsche, Ecce homo)

mercoledì 14 dicembre 2011

Io chi sono? Viaggio nell'animo di Vincent Van Gogh

C'è fannullone e fannullone. C'è chi è fannullone per pigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c'è l'altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell'impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle circostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d'istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d'essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C'è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c'è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c'è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: "gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata", e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. "Ecco un fannullone" dice un altro uccello che passa di là, "quello è come uno che vive di rendita". Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. "Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!". Quel tipo di fannullone è come quell'uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile... Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita.


Vincent Van Gogh (Lettere a Theo, Guanda, Parma 1984, pp. 87-88)

sabato 3 dicembre 2011

Il fallimento dell'amore? Inevitabile!

Diventare una cosa sola: questo è il tormento di tutti gli amanti, la causa del fallimento di ogni storia d’amore. E’ inevitabile, perché si cerca di realizzare l’impossibile. Non è colpa di nessuno. Si avvicinano uno all’altro...e quell’istante di intimità è così bello che vorrebbero avvicinarsi ancora di più, ma subentra un limite... L’altro resta altro da te, continuerà a restare l’altro. Qualsiasi cosa fai, sarà un fallimento. E la colpa non è dell’altro. Anche lui cerca di fare tutto il possibile, ma anche tu resti sempre l’altro. I nostri sforzi falliranno, è inevitabile perché desiderate l’impossibile. Le vostre solitudini sono l’essenza del vostro essere.
L’altro rimarrà sempre altro da te... Ti sei avvicinato al punto che hai la sensazione che a un passo da te si trovi il paradiso, ma quel passo ti è impossibile compierlo. La meta è di fronte a te, hai di fronte a te una porta, ma in un certo senso ti è impossibile perfino bussare: la vedi, ti aspetta, non solo ti aspetta, ti invita, ma... Intorno all’altra persona esiste un cerchio invisibile che non riesci ad oltrepassare e allo stesso tempo ti rendi conto del fatto che quello stesso cerchio esiste intorno a te. I due cerchi, avvicinandosi l’uno all’altro, si incontrano, ma solo alla circonferenza. E’ il massimo della vicinanza possibile...
Mi chiedi: “Esiste nell’uomo un bisogno essenziale di religione?”. Si, ma affiora soltanto dopo aver sperimentato che la propria solitudine è assoluta. Non puoi ingannare te stesso, non puoi continuare a ingannarti a lungo; inevitabilmente arriverà il momento in cui vedrai che tutti i tuoi sforzi sono stati del tutto inutili: sei ancora solo, come lo sei sempre stato. Questo è il momento in cui entra in gioco la religione. La religione non è altro che una svolta di centottanta gradi dall’altro a te stesso: Hai provato con l’altro, ma non ha funzionato! L’altro non è responsabile.
La mente umana si giustifica: “Forse non era la persona giusta. Cercane un’altra”. Continui a cercare un’altra persona, la mente continua a darti la speranza: “Se non ci sei riuscito con questa donna, con questo uomo, potrai farcela con qualcun altro. Forse hai provato con la persona sbagliata”. La mente continua a cercare consolazioni, giustificazioni, spiegazioni, razionalizzazioni, ma è tutto inutile.
Non è stato l’altro a creare questa legge universale, ma è partecipe di questa legge tanto quanto te. Se la tua comprensione va un po’ più in profondità...
Se vuoi fare esperienza dell’esistenza, non lo devi fare tramite l’altro: è un balzo diretto dentro di te! Accade tramite te, attraverso di te. Solo l’amore e il suo fallimento possono ricondurti a te stesso. Null’altro può catapultarti all’interno, perché ogni altra cosa è di gran lunga inferiore all’amore. Non penso che tu debba diventare amareggiato e acido, anzi, dovresti essere estatico per aver scoperto una legge della vita davvero fondamentale, per essere arrivato a un punto da cui è possibile volgersi all’interno. Non c’è nessun luogo dove andare: puoi ricadere in te stesso. E quando entri nel tuo essere, sei entrato nel tempio: questa è l’essenza della religione. E questo entrare in se stessi è la vetta dell’evoluzione. All’improvviso fiorisci.
Osho

Esplora l’archivio

Articoli per anno e mese