martedì 23 ottobre 2012

Heidegger: come si diventa filosofi


Heidegger assegna alla filosofia un compito fondamentale, quello di operare delle aperture di senso, quello di cercare delle risorse simboliche nuove, anche a costo di infrangere le regole del nostro linguaggio, anche a costo di commettere degli errori. La filosofia, così come la poesia, ha il compito di aprire nuovi orizzonti di senso. Per dirla con Wittgenstein, noi abitiamo  sull’isola della descrivibilità logica, li siamo sulla terra ferma, teniamo i piedi ben saldi, rispettiamo le regole del linguaggio. Tuttavia quest’isola è attorniata da un oceano immenso, mobile, liquido, instabile. É l’oceano delle grandi questioni etiche, mistiche e religiose in cui le regole del linguaggio non servono più. Quando noi ci azzardiamo a navigare in quell’oceano dobbiamo pescare con la rete del dubbio, dobbiamo aprirci all’instabilità, all’incertezza, dobbiamo abbandonare quell’isola di sicurezze, il viaggio si fa si più avventuroso e rischioso ma anche molto più interessante
Heidegger tenta di mostrare come la filosofia non sia un esercizio tecnico, non sia solo un’attività alta, logica, legata all’esercizio della razionalità pura, ma sia una sorta di conversione che passa per stati d’animo fondamentali, primo fra tutti lo stato d’animo dell’angoscia. Heidegger vuole dimostrare che uno diventa filosofo, cioè si interroga in maniera radicale intorno al senso dell’ente nella sua totalità quando, in esperienze come l’angoscia, quel senso improvvisamente, senza che uno se lo aspetti, gli viene sottratto.
Nell’angoscia avviene quel cambio di visione, quel cambio di umore, che ci espone alla conversione filosofica, che ci trasforma, anche negli strati più profondi, da dove scaturisce una domanda filosofica radicale, siamo spinti a interrogarci.

lunedì 22 ottobre 2012

La libertà non implica scelta

La libertà non implica scelta. Si pensa di essere liberi perché si può scegliere. Non so se avete mai pensato alla questione della scelta. Avete una vasta schiera di persone di fronte a voi: i vari insegnanti, gli yogi, i filosofi, gli scienziati, gli psicologi, gli analisti, che bombardano le vostre menti, costantemente, giorno dopo giorno. E da questa schiera voi sceglierete quelli che pensate sia meglio seguire, quelli a cui pensate di dover dare ascolto. E la vostra scelta si basa sulla vostra confusione, naturalmente: chi seguire, quale maestro ascoltare, quale guru, quale filosofo, così cominciate a dipendere da voi stessi, pensando di essere liberi di scegliere. Lo sfondo della scelta è invariabilmente la confusione. Non siete forse confusi quando dovete scegliere? Non siete forse incerti quando dovete scegliere qualcuno in mezzo a tutti? Quindi la vostra scelta è essenzialmente il prodotto della confusione.

Jiddu Krishnamurti

mercoledì 3 ottobre 2012

è questo il modo in cui vorrei scappare...



Ti è mai successo di sentirti al centro 
al centro di ogni cosa 
al centro di quest’universo 
e mentre il mondo gira 
lascialo girare 
che tanto pensi 
di esser l’unico a poterlo fare 
sei così al centro 
che se vuoi lo puoi anche fermare 
cambiarne il senso 
della direzione per tornare 
nei luoghi e il tempo 
in cui hai perso ali, sogni e cuore 
a me è successo 
e ora so volare 
ti è mai successo di sentirti altrove 
i piedi fermi a terra 
e l’anima leggera andare 
andare via lontano e oltre 
dove immaginare 
non ha più limiti 
hai un nuovo mondo da inventare 
sei così altrove 
che non riesci neanche più a tornare 
ma non ti importa 
perché è troppo bello da restare 
nei luoghi e il tempo 
in cui hai trovato ali, sogni e cuore 
a me è successo 
e ora so viaggiare 
oltre 
questa stupida rabbia per niente 
oltre l’odio che sputa la gente 
sulla vita che è meno importante 
di tutto l’orgoglio 
che non serve a niente 
oltre i muri e i confini del mondo 
verso un cielo più alto e profondo 
delle cose che ognuno rincorre 
e non se ne accorge 
che non sono niente 
ti è mai successo di guardare il mare 
fissare un punto all’orizzonte e dire: 
” è questo il modo in cui vorrei scappare 
andando avanti sempre avanti senza mai arrivare ” 
in fondo in fondo è questo il senso del nostro vagare 
felicità è qualcosa da cercare senza mai trovare 
gettarsi in acqua e non temere di annegare 
a me è successo 
e ora so volare 
oltre 
questa stupida rabbia per niente 
oltre l’odio che sputa la gente 
sulla vita che è meno importante 
di tutto l’ orgoglio 
che non serve a niente 
oltre i muri e i confini del mondo 
verso un cielo più alto e profondo 
delle cose che ognuno rincorre 
e non se ne accorge 
che non sono niente 
ti è mai successo di voler tornare 
a tutto quello che credevi fosse da fuggire 
e non sapere proprio come fare 
ci fosse almeno un modo uno per ricominciare 
pensare in fondo che non era così male 
che amore è se non hai niente più da odiare 
restare in bilico è meglio che cadere 
a me è successo e ora so restare


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