mercoledì 29 febbraio 2012

La forza dello "Spirito"

Lo spirito conquista la propria verità solo a condizione di ritrovare se stesso nella disgregazione assoluta. Lo spirito è questa potenza ma non nel senso del positivo che distoglie lo sguardo dal negativo, come quando ci sbarazziamo in fretta di qualcosa dicendo che non è o che è falso, per passare subito a qualcos’altro. Lo spirito è invece questa potenza quando guarda in faccia il negativo e soggiorna presso di esso.
G- W. F. Hegel

domenica 19 febbraio 2012

Tornare ad essere una persona libera

La filosofia di Henry Thoreau parte dall’individuo e difende uno stile di vita molto sobrio, in stretto contatto con la natura.
Ha scritto Camminare, un libro che consiglio a tutti di leggere, dice che le nostre occupazioni quotidiane non sono altro che piccoli viaggi che ogni sera, quando torniamo a casa, ci riportano sempre al punto di partenza: “La metà dei nostri percorsi viene impiegata per ritornare nei nostri passi...che peccato!”.
Camminare, andare avanti a caso, passeggiare nei boschi o per i vicoli, per strada ma con uno spirito di avventura inesauribile e qualche volta, addirittura, non dovremmo tornare: “Smetterla di mandare indietro i nostri cuori imbalsamati, regolare i conti con tutti, saldare i debiti, fare testamento e ritornare ad essere una persona libera, finalmente pronta per una giusta e vera passeggiata senza meta che, credetemi, spesso è indispensabile”.
Per poter camminare in questo modo però c’è bisogno di una specie di stato di grazia e di coscienza, c’è bisogno di uno stato di consapevolezza che ti fa sentire a casa in ogni luogo: “Perché una passeggiata di questo tipo è una specie di crociata dentro di noi..."
Viaggiare per imparare ma se non si può...camminare, camminare, imparando ma senza pensare a niente, lasciando la mente aperta alle osservazioni e agli incontri che ci capitano.
“Andai nei boschi
perché volevo vivere
con saggezza e profondità
e succhiare tutto il midollo della vita,
sbaragliare tutto ciò che non era vita!
E non scoprire,
in punto di morte,
che non ero vissuto”

martedì 14 febbraio 2012

L'amore è una malattia grave (Freud)

Sono stato innamorato e quello che ho capito è l'inutilità di questo folle sentimento. Si vive barattando la propria visione del mondo, le proprie radici, i propri gusti, le proprie passioni, i propri sentimenti. Lo si fa inconsapevoli del danno che in futuro tutto questo provocherà. 
Un allontanamento fisico ed emotivo nel tempo è inevitabile e questo provocherà un ritorno alla propria visione del mondo, alle proprie radici, ai propri gusti, alle proprie passioni, ai propri sentimenti. Lo si farà accusando l'altro, facendolo sentire colpevole di una rapina che non c'è mai stata, non meditando sul fatto che tutto  quello che è passato è stato desiderato, voluto, scelto. 
L'innamoramento è follia e la terapia giusta, per gli effetti collaterali che un giorno si faranno sentire, è l'esserne consapevoli, unico presidio al dolore che questi provocheranno.
Del resto lo diceva Freud: l’amore è una malattia grave...

domenica 5 febbraio 2012

La domanda religiosa per eccellenza

Non occorre credere in dio, non è neppure necessario che un giorno lo vedrai. Dio non è un argomento religioso, dio è un argomento filosofico, è per quelle persone che vanno avanti all'infinito a spaccare il capello in quattro attraverso la logica: solo loro possono discutere su dio.
Una persona religiosa non è affatto interessata a dio, è molto più interessata alla sorgente del proprio essere, è interessata a chiedersi: "Chi sono?"; questa è la domanda religiosa per eccellenza. Non dio, non il paradiso, non l'inferno, ma: "Chi sono?". E se sarai in grado di scoprire la verità del tuo essere, avrai trovato tutta la verità che hai bisogno di conoscere e che vale la pena di conoscere. Avrai trovato dio, avrai trovato il nirvana e avrai trovato tutto ciò che i veggenti, i rishi, i buddha e i profeti di tutti i tempi ti hanno detto di cercare.

Osho

giovedì 2 febbraio 2012

Devo molto a quelli che non amo...


La poetessa polacca Wisława Szymborska, vincitrice a sorpresa del premio Nobel nel 1996, è morta ieri nella sua Cracovia a 91 anni.
Cercando fra le sue poesie mi sono imbattuto in Ringraziamento, è una lirica sottile, forte, sovversiva e tranquilla, disillusa e non amareggiata, contiene l’esperienza di tutta una vita e non puoi non sentirci la tua. 
Ringraziamento
Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
“Non devo loro nulla” -
direbbe l’amore
su questa questione aperta.

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